Mattia Giuseppe De Maio classe 4I
Attraverso l’uso del contrasto tra luci e ombre, ho voluto rappresentare la “periferia” non come una coordinata GPS, ma come un’esperienza. Si presenta uno spazio dedicato alla costruzione del sé fisico che suggerisce un “confine” tra la volontà individuale e un ambiente esterno privo di stimoli.
Al centro dello sviluppo narrativo, due figure restano in ombra, osservando una strada deserta illuminata da un lampione solitario. Rappresenta la distanza dai servizi e dalle opportunità; i soggetti sono spettatori di una scena urbana che sembra non includerli, enfatizzando il senso di isolamento. Questo distacco emerge con forza nelle due fotografie: scatti che cristallizzano la tensione tra l’immobilità del contesto e la presenza silenziosa dei corpi, agendo come testimonianze visive di un’attesa senza nome. La chiusura si sposta su un dettaglio d’interno, un altare barocco. Qui la marginalità diventa ricerca di senso o rifugio. Le candele accese e le statue suggeriscono una ricerca di dignità in contesti segnati dal silenzio. È un’apertura finale che non spiega, ma suggerisce la complessità dell’identità umana che persiste oltre il degrado materiale.
