GIANLUCA MORINI, Como, 1996
BIOGRAFIA
Nato a Como nel 1996, Gianluca Morini è un fotografo italiano che ha iniziato il suo percorso artistico da autodidatta all’età di diciotto anni. Parallelamente agli studi in Medicina, ha sviluppato i suoi primi progetti di ricerca, esponendo in diverse sedi della sua provincia d’origine. Nel 2018, il suo lavoro è stato presentato presso il Centro Culturale Candiani (Mestre), in occasione della mostra *No Fashion Places for America* di Yuri Catania; in tale circostanza, ha ottenuto il primo premio *ex aequo* con Riccardo Bertoia nel concorso “Insegne: Parole e Immagini d’Italia”. Nel 2019, si è classificato terzo nella sezione fotografia del Premio Nocivelli. Le sue opere sono state incluse in diverse pubblicazioni nazionali e internazionali. La ricerca di Morini è incentrata sull’osservazione del territorio e degli ambienti urbani, con particolare attenzione al rapporto tra il paesaggio e i suoi abitanti; il suo lavoro indaga le trasformazioni degli spazi contemporanei attraverso un approccio documentario, esplorando come la presenza umana, le infrastrutture e gli elementi del quotidiano contribuiscano a plasmare l’identità dei luoghi.
TRANSMISSION FROM THE TELOS
«Alla fine, la Spagna Vuota è questo: una fiala di essenze. Può essere vuota, ma conserva ancora gli aromi del passato perché è stata tenuta ben sigillata.»
Spagna Vuota è un termine coniato da Sergio del Molino nel suo libro omonimo del 2016. Il nome è da allora entrato nel vocabolario quotidiano per descrivere quelle aree della Penisola Iberica dove la densità abitativa può, in alcuni casi, essere paragonabile a quella della Lapponia. La Spagna Vuota non è soltanto un territorio demografico, ma una regione culturale, filosofica e inconscia, profondamente radicata nei suoi abitanti, esito fluido di specifici processi storici e artistici che ne hanno plasmato un immaginario la cui trasformazione è iniziata solo di recente.
Ho vissuto a lungo in questa Spagna, precisamente nella Regione Autonoma di Murcia, ed è stata un’esperienza fondamentale. L’area che si estende dal capoluogo fino al mare, incastonata tra i Monti Subbaetici e Cartagena, si è svelata a me come un’arida arena del Tempo, una delle tante che compongono la regione, dove ho visto e sentito questo concetto fluttuare nel vento e nella polvere. Attraversare queste terre durante i miei vagabondaggi è stato al contempo un processo formativo e un significativo contrappunto della mia crescita personale, della profonda solitudine che provavo in quel periodo. È stata una fase di vita ricca di terremoti interiori e in quel paesaggio che, come afferma Molino, è una descrizione intima – poiché un paesaggio di per sé non descrive nulla – ho trovato uno spazio con cui poter dialogare. Uno spazio di proiezione, spero condivisa, di un eterno passato e una frequenza, sempre più evidente, di un senso futuro.
